martedì 29 gennaio 2019


SHOAH&ATTUALITA’

Ormai tutti conosciamo il significato del termine “SHOAH” che indica lo sterminio della popolazione ebraica e con loro anche omosessuali, zingari, prigionieri di guerra o chiunque inquinasse la “razza” ariana, la sola che tollerava Adolf Hitler.
A volte questa storia, la storia che leggiamo sui libri, ci sembra lontana anni luce e si pensa che tale catastrofe sia solo un ricordo, e che quando moriranno anche gli ultimi sopravvissuti non se ne parlerà più. Non mi sento di paragonare un genocidio con la cosiddetta “questione migranti” ma semplicemente voglio sottolineare alcuni aspetti comuni ad entrambi.
Se fino al secolo scorso l’immagine che appariva alla mente era quella dei treni pieni di deportati, ora basta accendere la televisione che ci troviamo a nuotare nel Mediterraneo guardando con occhio passivo i gommoni di migranti, se non addirittura i cadaveri di chi non è arrivato alla meta sperata. Il contesto è completamente diverso, ma l’indifferenza rimane la medesima.
Non si reagisce più con la parola e allora preferiamo ignorare quello che accade intorno a noi perché non ci riguarda in prima persona, la tragedia è degli altri.
Forse dovremmo iniziare a chiederci: chi sono questi altri? E chi ci dice che un giorno non lo diventeremo noi? In realtà lo siamo già stati, perché furono gli stessi italiani ad emigrare in America in cerca di lavoro.
Un altro punto importante è il linguaggio.
Gli ebrei non venivano considerati neanche delle persone, erano stati esclusi con le leggi razziali dalle scuole, dal lavoro nonché dall’intera società. Oggi le persone che, talvolta con disprezzo, accogliamo nel nostro paese vengono etichettate come ladri o criminali, venuti a “rubare” il lavoro e definiti da noi stessi solo un numero di cui sbarazzarci, che nel 2015 ha raggiunto il picco. Numeri come quelli che marchiavano a vita la pelle dei detenuti nei campi di concentramento.



Una storia molto commovente risale proprio a quell’anno: il ragazzo morto nel cimitero blu con la pagella cucita nella tasca. Questa notizia è stata oggetto di discussione solo in questi giorni, grazie alla struggente vignetta che ha fatto il giro del web. “Tutti dieci…una perla rara” questo il commento dell’animale marino alla lettura dei voti del giovane, che voleva dimostrare di essere bravo, degno di stare in Italia.

E come ribadiva Primo Levi le parole che Dante Alighieri riporta nell’inferno e fa dire da Ulisse ai suoi compagni, anche noi dobbiamo sensibilizzare le nuove generazioni alla memoria, al ricordo delle nostre origini perché siamo stati creati per praticare “virtù e conoscenza” e abbiamo dalla nostra la natura del buon senso; abbiamo la possibilità di schierarci dalla parte di ciò che è bene, comprendere perché lo è, non avendo paura di scontrarci per far valere i diritti di ogni uomo, gli stessi per ogni religione, paese o etnia. Perché la vittoria più grande sarà quando tutta l’umanità riconoscerà nel diverso suo fratello e si renderà conto che esiste una sola razza, quella umana.
                                                                                     
Margherita Caroprese, 3 B


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